C’è l’accordo, Minneapolis pagherà 27 milioni alla famiglia Floyd

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NEW YORK «Le vite degli afroamericani contano, eccome». È un risarcimento da record quello che la città di Minneapolis si prepara a elargire alla famiglia di George Floyd, l’afroamericano ucciso a Minneapolis il 25 maggio 2020 dal poliziotto bianco Derek Chauvin che per otto minuti e 46 secondi gli tenne premuto un ginocchio sul collo. Ben 27 milioni di dollari.

L’amministrazione ha deliberato oggi all’unanimità lo stanziamento della cifra, annunciando l’accordo raggiunto coi familiari. Di quei soldi, mezzo milione servirà a finanziare il memoriale sorto spontaneamente all’incrocio fra 38esima strada e Chicago Avenue, oggi trasformato in “area libera cittadina” dalla comunità che vive nel quartiere dove, all’angolo davanti a una tabaccheria, Floyd fu barbaramente ucciso davanti a decine di persone attonite.

Molti ripresero coi cellulari la fine del disgraziato Floyd, e le sue ultime parole. Quel “I can’t breathe”, non respiro, poi diventato uno degli slogan più efficaci del movimento Black Lives Matter . Quelle immagini, rapidamente diventate virali, la scorsa estate scatenarono durissime proteste in città, finendo per incendiare l’America intera. Lake Street, il lungo viale di Minneapolis, a giugno cuore delle manifestazioni, porta ancora i segni delle devastazioni.

Con la scelta della giuria, a poche centinaia di metri dal comune dove è stata deliberata la cifra, in questi giorni, intanto sono iniziate le fasi preliminari del processo contro Chauvin, 44 anni, il poliziotto-killer, appunto. Proprio ieri, il giudice gli ha contestato un nuovo reato: l’omicidio di terzo grado, previsto nello Stato del Minnesota per chi “provoca la morte involontaria di qualcuno, agendo con malizia”. Opera, cioè, di una “mente perversa”. Il terzo capo d’accusa si somma a quelli di omicidio di secondo grado e omicidio non intenzionale. Se riconosciuto colpevole l’agente, rischia di passare dai 20 ai 40 anni in prigione. Il processo entrerà nel vivo intorno a fine marzo.

«Abbiamo ottenuto il più alto risarcimento mai concesso per una causa legata all’assassinio di un afroamericano da parte di un poliziotto», esulta già Ben Crump, l’avvocato della famiglia, vero principe del foro quando si tratta di diritti civili. Era stato d’altronde proprio lui, lo scorso luglio, a depositare una causa milionaria contro la città dove Floyd era stato brutalmente ucciso, soffocato sull’asfalto, durante un fermo avvenuto perché sospettato di aver spacciato un biglietto falso da 20 dollari.

«L’orrore della morte di George, testimoniata dal video visto da milioni di persone nel mondo, ha provocato un’innegabile domanda di giustizia e cambiamento» ha dunque affermato il legale. «Il messaggio di questo accordo è cruciale: la vita degli afroamericani conta. La brutalità della polizia nei loro confronti deve finire». A riassumere la soddisfazione della famiglia, Rodney Floyd, fratello della vittima: «Per chi lo amava, l’eredità di George consiste nel suo ottimismo, la convinzione di poter sempre migliorare le cose. Ecco cosa fa questo accordo: restituisce la fiducia nella giustizia ai cittadini di Minneapolis e si appresta a diventare un faro per tutte le comunità afroamericane del paese».