Luca Busi, per i siciliani è Mr Coca Cola

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E’ l’amministratore delegato del colosso siciliano Sibeg – Coca Cola. E questa intervista è nata da un incontro (scontro) tra carrelli della spesa.

Un’altezza che non passa indifferente abbinata a spalle possenti e una risata contagiosa fanno di Luca Busi un “uomo oggetto del desiderio femminile”. Ancor di più se incontrato lungo le corsie del supermercato, a chiusura di giornata, mentre riempie il carrello con cibi molto salutari.

Classe 71, bolognese di nascita ma ormai radicato a Catania, per ragioni lavorative, almeno all’inizio. Negli anni con la mia famiglia abbiamo potuto apprezzare la Sicilia dove si è deciso di realizzare un progetto imprenditoriale a vocazione turistica, nell’esclusiva riserva di Vendicari nella provincia di Siracusa. “Terre di Vendicari”, infatti, è il frutto di un’idea condivisa con la madre, la signora Cristina Busi Ferruzzi, una donna poliedrica, Presidente del colosso Sibeg – Coca Cola, l’azienda di famiglia in cui Luca ha mosso i primi passi facendosi strada per arrivare al ruolo che ricopre oggi, l’amministratore delegato. Figlio d’arte, certamente ma con una gavetta alle spalle, all’interno di un’azienda fast food, Italy & Italy.

Un bambino solare, sorridente, ombra del papà Sergio, fino alla prematura scomparsa. “Sono stati anni duri, in cui ho reagito distaccandomi dalla realtà circostante e concentrando tutte le mie energie sulla capacità di ricordare mio padre. Temevo che le immagini inizialmente nitide potessero appannarsi e lentamente cancellarne tracce”.

Un lavoro duro necessita di determinazione e grande concentrazione. Come ricarichi le batterie?

“Il lavoro va di pari passo con lo sport. Questo è il mio mantra trasmessomi da papà, appassionato di  basket, lo sport che ho praticato con importanti risultati. Insieme si andava ad assistere alle partite della Virtus Bologna, ed era ogni volta un’emozione nuova. Poi, le caratteristiche fisiche mi hanno permesso di iniziare a praticarlo e così a 8 anni sono sceso in campo. Ero <pazzo> per il basket, giocato a tutti i livelli, pure nei play ground di Miami, Portorico ed in giro per il mondo. Lo sport ha rappresentato un collante con i compagni di squadra e amici, molti dei quali oggi ricoprono posizioni apicali. Dietro lo sport, infatti, si nascondono principi, stili e visione di vita comuni. Concluso il campionato ho “scoperto” lo sci d’alpinismo: tra pelli e ramponi, alla ricerca di canali ripidi e scenari ad alta quota, brividi irripetibili. All’inizio mi frenavano le basse temperature mentre oggi non vedo l’ora che inizi a stagione”.

Ricordi la prima volta in Sibeg?

“La ricordo bene. Avevo 7 anni ed ero molto curioso, a tal punto  da “interrogare” i tanti operai incontrati per colmare la mia sete di conoscenza. Percepii fin da subito che quello, ben presto, sarebbe stata il mio mondo e questo mi provocò paura. Paura di non essere all’altezza, di deludere le aspettative di mio padre, il mio eroe”.

Coca Cola nell’immaginario collettivo è un mito per i ragazzi, di tutte le generazioni. Che effetto faceva quando se ne parlava a scuola?

“Indescrivibile… Ho un’immagine impressa nella memoria: da piccolo, gattonavo per raggiungere la bottiglietta della coca cola che mia mamma aveva collocato ad un’estremità della stanza da pranzo. Barcollavo sembrava non potessi arrivare alla presa ma, incitato dai familiari che assistevano divertiti, “stappai la coca”. Sembrava una pubblicità!”

Quasi una premonizione, insomma. Qual è la forza di questa bevanda?

“L’azienda è un vero e proprio sistema: company e bottler condividono un unico progetto, lavorano sinergicamente e mettono la stessa passione. Potrei dire che in questa multinazionale c’è il cuore che guarda ad una vision globale ma punta sul local, sulle aspettative del singolo cliente”.

Quali sono i prossimi obiettivi?

“Nella vision 2020, sono stati individuati 5 priorità: far crescere le diverse bevande del gruppo, consolidare il ruolo di icone marketing, attraverso la presentazione di campagne pubblicitarie esclusive, insistere duramente sull’attività svolta dai punti vendita e far crescere le nuove generazioni di leader. Aggiungo altre due score, per noi fondamentali: sostenibilità ambientale e valorizzazione dei talenti femminili, una ricchezza su cui puntare”.

Catania è ormai la tua seconda casa, sei d’accordo?

Quando rientro da un lungo viaggio e immagino la mia casa, mi riferisco a Catania, dove vive da moltissimi anni, amandola profondamente. Una città segnata da grandi risorse, quali i valori sani, la generosità delle persone, la ricchezza in termini di storia, cultura, tradizioni… ma intorpidita, talvolta poco incline al cambiamento. E’ un problema di mentalità, di “sistema” che non tutela il bene comune ma solo quello domestico, per così dire.

La progettualità alla base del lavoro, qualsiasi esso sia. Ogni tanto la immagini anche nel tuo privato?

Sorride. “Il desiderio di paternità cresce ogni giorno, lo confesso. Credo proprio sia arrivato il momento di realizzarlo!”

by Francesca Cuffari