Dino Distefano, il “nobel” dell’informatica

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Ha ideato il “software del software”, il genio siciliano della matematica oggi ingegnere per Facebook e professore ordinario alla Queen Mary University a Londra.

E’ un vero genio dell’informatica, ma come tutti i veri geni non ama affatto considerarsi come tale e il suo costante obiettivo è studiare e ragionare per correggere “l’errore”, che c’è sempre. Dino Distefano, nato a Biancavilla, piccolo comune in provincia di Catania, è oggi ingegnere informatico per Facebook e professore ordinario (diventato a soli 39 anni) alla Queen Mary University a Londra, dove vive attualmente. E’ sua l’invenzione e il brevetto di “Infer”, un complesso meccanismo informatico in grado di identificare ed eliminare gli errori che causano il malfunzionamento di tutti i sistemi tecnologici. In parole povere, è una logica matematica che impedisce ai computer e macchine di andare in crash. Un’idea che ha stregato un altro genio: Mark Zuckerberg. Il creatore di facebook nel luglio 2013 ha acquisito, infatti, la ‘Monoidics Limited’, la società fondata da Distefano insieme al suo team, specializzata nella produzione del software de-bugging, appunto. Ma la scalata del quarantenne biancavillese inizia molti anni fa, dopo essersi laureato all’Università di Pisa, vola in Olanda dove ottiene un dottorato di ricerca all’università Twente. Trascorso un anno si aprono le porte di Londra, luogo di grande effervescenza nell’ambito delle startup e quindi ideale per mettere in campo idee innovative specie sul piano dell’Hi-Tech. E i londinesi non potevano certamente farselo scappare il nostro scienziato Dino: ad assumerlo come ricercatore e docente ordinario alla Queen Mary è il logico Peter O’Hearn. Sempre a Londra viene anche insignito del “Roger Needham Award”, cioè una sorta di Nobel dell’Informatica. Attualmente, lo Chief Science Officer di Monoidics ha un contratto con Facebook che non gli consente di rilasciare interviste, ma in una vecchia rilasciata al quotidiano LiveSicilia.it, alla domanda “Nostalgia dell’Italia?” rispose: “Diciamo che ho dovuto lasciare l’Italia per riuscire a fare quello che volevo. Per non essere rinchiuso in una stanzetta e tentare di fare il ricercatore”.

by Erica Intrisano – foto: Panorama