Il cimitero sotterraneo di Savoca

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La cittadina siciliana, resa famosa nel mondo dal film Il Padrino, nasconde nel suo “ventre” una cripta dove sono esposte 37 mummie.

Nel piccolo borgo del messinese, all’inizio degli anni ’70, si trasferì mezza Hollywood. Tra le viuzze arroccate con la vista mozzafiato sullo Jonio si stava girando il film, diventato cult, de Il Padrino del genio della regia Francis Ford Coppola. Savoca divenne famosa nel mondo senza sforzo. Una cittadina che nella sua pancia nasconde riti antichi sul culto della morte e che ispirò Nino Rota per comporre la colonna sonora del lungometraggio. Al Pacino, Simonetta Stefanelli, tra gli attori che hanno passeggiato tra i vicoli della cittadina siciliana. Nella chiesa di Santa Lucia si è girata la scena dove si celebrano le notte tra Michael Corleone e Apollonia. Ma è il Bar Vitelli il cuore delle set: ancora oggi sono esposte in quella splendida terrazza sono esposte foto e testimonianze delle lavorazione del film di Coppola.

E poco distante dal Bar Vitelli sorge il Convento dei Padri Cappuccini e le annesse catacombe. Un viaggio tra scienza e religione è quello che stiamo per percorrere. Il “monastero” è dedicato a Sant’Anna: fu costruito nel 1603. Nel seminterrato c’è una cripta dove sono esposti, mummificati, i corpi di alcuni notabili savocesi. Le catacombe di Savoca sono un cimitero sotterraneo, e oggi sono diventate una vera e propria attrattiva turistica.

La cripta fu realizzata nella seconda metà del 1600: è costruita al di sotto della Chiesa e della prospiciente piazzetta. Al suo interno ci sono 37 mummie. La prima risale al 1776, del
nobile Pietro Salvadore, e l’ultima al 1876, quella di Giuseppe Trischitta. Le mummie appartengono all’aristocrazia di Savoca: nobili patrizi, avvocati, preti, monaci, abati, medici, poeti, magistrati e tre bambini. Poiché le mummie, alla fine del processo di imbalsamazione, venivano rivestite di eleganti abiti, nelle nicchie e nelle bare che le contengono, appare, come fosse una foto, un piccolo paese d’epoca: la Savoca del 1700. Delle 37 mummie, 17 sono esposte lungo una parete della cripta, contenute in nicchie, le altre sono conservate in urne e bare. E’ presente anche un altare, si ipotizza per la celebrazione di messe in suffragio.
Il metodo di mummificazione, di origine egiziano, è chiamato “dell’essiccazione naturale” e secondo un metodo “scientifico” utilizzava il processo dato da sale, aceto e del gioco delle correnti d’aria. Secondo tradizione i corpi venivano anche sviscerati: al centro della cripta si trova il “colatoio”, che serviva a questo scopo. Dopo quest’operazione chirurgica i corpi erano lavati con  aceto, ventilati e alla fine vestiti con gli abiti che potevano far comprendere la classe sociale d’appartenenza. Il sonno eterno del corpo.

by Laura Distefano