Ghana, l’angolo “stregato” dell’Africa

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Da qui partivano gli schiavi diretti a popolare le piantagioni di caffè. Una terra nera, dove ancora si danza per ringraziare gli spiriti.
Radici profonde e inattaccabili. Una visita in Ghana può significare toccare qualcosa di più intimo del proprio io. Se si deve scegliere un punto di partenza: bisogna recarsi ad Accra, la capitale. Caotica, trafficata, vitale. Alberto Moravia l’ha descritta così: “Passeggiando per la Main Street di Accra, tra la folla più multicolore che abbia mai visto in vita mia. Che spettacolo allegro ed incredibile: tra le due file di edifici sgangherati e ineguali della strada principale, brulica una moltitudine vestita delle stoffe dai colori più smaglianti e dai disegni più arditi che si possano immaginare.”
Lasciata la multicolor Accra, inizia il viaggio nell’anima del Ghana. Partiamo dal vasto nord: dove regna la sempre verdeggiante regione tropicale costiera, attraverso le foreste pluviali centrali nei pressi di Kumasi fino alla savana del Shael, la cintura semiarida sub Sahariana. Un girovagare tra i villaggi degli artigiani e le abitazioni delle popolazioni locali, e possibili incontri anche con gli stregoni. Un immersione profonda nella savana del fiero popolo Tallensi, lontano dalle grandi città e dalle autostrade. Qui dominano le tradizioni culturali dei villaggi contadini e dei pastori, in un antica terra suo malgrado per secoli snodo cruciale del commercio degli schiavi.
Questa è la terra delle moschee di fango e dei templi vodoo. La natura si mostra in tutta la sua grandiosa maestosità: la prateria della savana interrotta da colline che si trasformano in grotte e cascate. E ancora savana, dove tra i baobab e i campi coltivati le case quasi non si notano.


La seconda tappa è l’Antica Costa d’Oro e la regione Ashanti. Il litorale è un serpente allungato di spiagge bianchissime frequentate solo da pescatori del posto. Da qui partiva la tratta degli schiavi.  Disseminati ci sono i castelli, oggi patrimonio Unesco quelli di Cape Coast ed Elmina, vere e proprie prigioni per gli africani che poi venivano imbarcati sulle navi europee, con destinazione Caraibi, dove avveniva la vendita di esseri umani per i latifondisti europei.
Le spiagge come Ampenyi o Axim lasciano con l’ossigeno bloccato alle narici. Qui ci sono i resti di una pagina triste della storia mondiale, vittime gli Ashanti su tutti e i carnefici sono gli europei, protagonisti del colonialismo.
Ma in questa atroce desertificazione demografica, sono resistite le tradizioni delle arti, come la lavorazione del legno degli sgabelli Ashanti, i tessuti tradizionali Kente, la gioielleria. E poi i riti tribali: i ritmi delle musiche e di balli. Potrebbe capitare di partecipare ad una danza di ringraziamento agli spiriti: forse, sarebbe una delle esperienze più incredibilmente emozionanti e toccanti.

by Laura Distefano